Il Molise che non esiste(va): tutti pazzi per il caciocavallo

CAMPOBASSO. Il Molise non esiste. O meglio, non esisteva (per colpa di Leo Ortolani, ma non solo). L’hanno scoperto di recente Tajani, Di Maio, Salvini, la Carfagna, Berlusconi, Gentiloni, Robert De Niro e, presto, anche Trump. Il Molise delle vendemmia di Antonio Di Pietro, famoso per essere quella terra di mezzo a Nord di Michele Misseri e a Sud di Luca Di Risio è, finalmente, al centro delle cronache politiche nazionali. Già. Perché il vecchio adagio del “abbiamo il peso politico di un quartiere di Roma” è diventato più obsoleto di quanto non lo fosse già in un paio di settimane. Più o meno da quando tutti i più alti vertici di partito nostrani si sono accorti di non riuscire a dare una risikiana “scozzata” allo stallo politico post elettorale.

Tutti (ma proprio tutti) stanno aspettando ciò che verrà fuori dalle urne di questo atipico quartiere romano, come se poi quei 200 mila voti contassero davvero qualcosa per chiunque dovesse affrontare l’urgente questione siriana. E allora via alla kermesse di volti stranoti, freschi di visagista (nessuno escluso), tutti pronti a prometterci una svolta epocale per il lavoro, la sanità, le infrastrutture, i varietà sulle reti locali… È un mondo stupendo quello in cui si sentono citare Campobasso, Isernia e Termoli in tutti i telegiornali nazionali per diverse volte nella stessa giornata, spesso a corredo di video e interviste nei nostri cari luoghi.

Forse che perdersi l’election day del 4 marzo sia stato un bene?

Sappiamo che parte dei concorrenti a questa corsa elettorale ci direbbe malissimo se facessimo passare un messaggio del genere. Ma, ammettiamolo tutti, è innegabile che il Molise “primadonna” ci piace assai. Essere corteggiati da cavalieri serventi innamorati, declamatori di odi amorose, sprezzanti del pericolo e spezzanti durlindane. Ci stanno viziando e facendo sognare con le promesse di un Molise migliore di quello Zaloniano. Perché c’è altro oltre al biscione del Liscione. E nessuno lo sa. Anzi, sapeva.

E ora che ci avete offerto la cena, siete stati premurosi, ci avete fatto innamorare e magari salite anche a bere qualcosa, vi preghiamo, non fateci svegliare il 23 aprile soli come Bridget Jones solo perché avete finito “le vostre cose”.

Ve ne saremo grati finché morte non ci separi.

 

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