Centro Tartufi Molise e Casa Molisana, l’eccellenza enogastronomica che il mondo ci dovrebbe invidiare

Come gran parte di voi, anch’io sono cresciuto in campagna. O meglio, da un angolo, ora di orto, ora di frutteto, guardavo nonni, zii, compari e addetti ai lavori sporcarsi le mani con un sorriso stampato sul volto. Io, come loro, mai con i pantaloni buoni, mi divertivo anche se ero relegato al mio piccolo angolo dove non avrei potuto calpestare piedi di insalata o piantine di pisello. Era un lavoro duro, sporco, alienante. Il mio compito consisteva nell’assaggiare primizie e, quando c’era da fare la salsa o il vino, dare impulsi rotatori a ingranaggi e pulegge, un modo come un altro per farmi “fesso” e contento. Fesso non nel senso di stupido, ma nella sua antica accezione di stanco. Perché un bambino stanco non è molesto e io, se mi annoiavo, lo diventavo.

Quando mi hanno chiesto se avessi voluto fare una chiacchierata con Vittorio Palombo, presidente di Federtartufi, nel suo stabilimento produttivo a due passi da Campobasso, mi sono tornati in mente gli anni delle vendemmie e delle salse. Guidando lungo il Rivolo, nella mia mente immaginavo come potesse essere uno stabilimento di trasformazione e stoccaggio di tartufi, magari un’azienda a conduzione familiare. Come mi sarei potuto meglio interfacciare con un possibile raccoglitore di tartufi probabilmente con le mani sporche di terra e dall’italiano stentato? Non avevo raccolto informazioni sull’azienda, non volevo partire “avvantaggiato”. Mi piaceva l’idea di scontrarmi con gli oggetti del mio temporaneo interesse per quello che sono, senza le contaminazioni tipiche di chi si è documentato prima di fare una chiacchierata. E invece, poco dopo la svolta per Termoli, sono arrivato a Contrada Vicenne (Castropignano), realizzando in un attimo che ogni premessa era felicemente sbagliata.

Sulla strada, un’avveneristica costruzione a due piani recava l’insegna di quella che sembrava una moderna area di sosta autostradale: “Casa Molisana – Bar-Ristorante, selezione di eccellenze molisane”. Meno in vista, ma comunque leggibile, il cartello di Centro Tartufi Molise mi faceva intendere che sarei dovuto entrare proprio in quell’area di sosta per poter conoscere Vittorio e visitare il suo stabilimento. Parcheggio nell’area, gremita di veicoli ma abbastanza ampia per tutti, giro un angolo a piedi e pigio il tasto del videocitofono. Mi risponde una voce di donna, pulita e squillante malgrado il dispositivo, chiedendomi se avessi un appuntamento. Per fortuna l’avevo preso.

In quel preciso istante ho capito di aver sbagliato tutto. Chi e cosa mi aspettava all’interno di quegli uffici non era assolutamente riconducibile alle categorie mentali che fino a quel momento avevano definito la mia idea di coltivazione diretta in Molise.

Una volta entrato e salita una rampa di scale mi sono trovato di fronte a un gigantesco open space bianco adibito a sala d’attesa, divani in pelle e un’addetta che gentilmente mi invitava ad attendere il titolare. Pochi minuti e subito vengo accolto da un uomo elegante e curato che, facendomi strada, mi fa accomodare nel suo ufficio.

Era proprio lui, Vittorio Palombo.

Ci ho messo poco a capire che l’aspetto curato e il bellissimo ufficio erano solo il biglietto da visita di un uomo che conosce bene il lavoro, quello vero, prima ancora delle scrivanie. “Centro Tartufi Molise è una realtà operativa dal 2001. Quando iniziammo, con mio padre, eravamo raccoglitori. Si lavorava con due cani, uno spinone e un lagotto, compagni fidati di tante avventure”, ha esordito Vittorio con rara genuinità e competenza. “Da poco più di due anni siamo in questo stabilimento. Un luogo perfetto per la trasformazione come per la raccolta. Per la verità, il Molise tutto è il posto più adatto per questo tipo di attività: c’è un rapporto eccellente tra quantità estraibili e superfici di raccolta, l’ambiente è ottimale per un prodotto qualitativamente superiore, con inquinamento bassissimo e microclima ideale. Il Molise è una vera miniera tartufigena”.

Vittorio ci ha raccontato il mondo del tartufo come nessuno avrebbe potuto fare meglio: “Quello del tartufo è un vero mercato con una sorta di ‘borsa’ per la determinazione del prezzo in base a variabili stagionali, qualità del raccolto, domanda e offerta. Due anni fa si poteva comprare l’eccellenza del bianco per 1500 euro al chilo, oggi si può arrivare anche a 6000 euro. Ovviamente stiamo parlando della pregiatezza assoluta. Il tartufo nero ha prezzi molto più ragionevoli, mediamente il prodotto grezzo del tartufo estivo (nero, ndr) viene pagata circa 50 euro/kg al cercatore. Per la raccolta del tartufo bianco i mesi ottimali sono quelli autunnali e invernali, il resto dell’anno, invece, il tartufo nero la fa da padrone con i picchi di raccolta nei mesi più caldi”.

Ad ascoltare le riflessioni appassionate di Vittorio Palombo non ho potuto fare a meno di chiedergli come mai si parlasse tanto del tartufo di Alba e poco o nulla della “miniera tartufigena” molisana, ed è stato in quel preciso istante che i toni di orgoglio e soddisfazione hanno lasciato il posto alla malcelata rabbia di chi sa cosa potrebbe essere il Molise anche a livello internazionale: “Gran parte del tartufo molisano viene venduto ad Alba… volendo guardare il lato positivo, Alba ormai è riconosciuto come il luogo del tartufo per eccellenza e che distribuisce l’eccellenza del tartufo. Ma non è il produttore per antonomasia. Quello è di gran lunga il Molise.

Chi lavora nel settore sa quanto sia concreto il primato di produzione molisano e quanto sia importante fare in modo che resti un segreto per gli addetti ai lavori. Mi hanno offerto 100 mila euro per rinnegare il Guinness World Record del tartufo bianco più pesante estratto intero, oltre un chilo e mezzo di purezza. Tutto per far sì che il Molise restasse nell’anonimato della ‘produzione per conto terzi’. Ovviamente rifiutai.

Ma non bastano integrità e orgoglio del singolo. Il Molise non sarà mai Alba se non si lavora a livello istituzionale per spingere un turismo agroalimentare di livello internazionale cosa che, finora, le istituzioni non hanno saputo fare”.

Quella di Vittorio Palombo non è solo un’attività fiorente e ben strutturata. Il presidente di Federtartufi spinge quotidianamente sull’acceleratore della sua azienda per dimostrare a tutti che “si può fare”. “Il Molise deve prendere coscienza delle sue potenzialità, capire quali siano le vere risorse e saperle sfruttare al massimo. Noi ci stiamo provando giorno per giorno e oggi siamo sicuramente un punto di riferimento tra gli esportatori. Con le 30 tonnellate di tartufo lavorato nel 2017 abbiamo raggiunto 20 nazioni, tra cui Germania, Canada e Israele, Paese per cui abbiamo ricevuto la certificazione Kosher (l’idoneità di un cibo a essere consumato dalla comunità ebraica secondo le regole alimentari dell’ebraismo, ndr), ulteriore dimostrazione di quanto crediamo nell’unicità mondiale della nostra grande risorsa: il tartufo”.

Lasciato l’ufficio, abbiamo fatto un piacevole tour della struttura. Una sala di rappresentanza con annessa cucina e decine di posti a sedere, teche piene di tipicità a base di tartufo e, soprattutto, lo stabilimento di produzione.

Impossibile descrivere la genuinità del profumo di tartufo che penetra chiunque entri all’interno dello stabilimento. Un ambiente impeccabile e ordinato, malgrado il lavoro “sporco” della pulizia e lavorazione delle migliaia di tartufi. Gli operatori, sorridenti e cordiali, erano delle vere macchine da lavorazione. È stato uno spettacolo vedere tutta la filiera di produzione, dal lavaggio alla trasformazione in “pasta” di quantità industriali di tartufo nero. Quella di Centro Tartufi Molise è sicuramente la perfezione produttiva portata a livelli altissimi, un vero esempio di business ecosostenibile e che sa sfruttare le risorse del proprio territorio.

Prima di lasciarmi, Vittorio ha voluto offrirmi un caffè. No, nessuna macchinetta. L’ultima tappa del tour è stata proprio dentro “Casa Molisana”, il grande shop-bar che mi ha accolto all’arrivo. “Casa Molisana è un sogno che è diventato realtà. Abbiamo raccolto tutte le eccellenze gastronomiche molisane per poter offrire ai nostri clienti un pacchetto completo di ciò che il Molise può offrire. Abbiamo le migliori selezioni di prodotti locali per coprire interamente le esigenze gastronomiche di chi vuole ‘assaggiare’ il Molise”. Sorseggiando il caffè abbiamo avuto modo di goderci gli scaffali a marchio nostrano e mi sono reso conto che, se davvero si volesse, il Molise potrebbe davvero offrire il meglio delle tipicità italiane facendo invidia a realtà distributive consolidate. Ma prima che potessi dirlo a voce alta, Vittorio mi aveva già anticipato: “Il sogno vero sarebbe trasformare Casa Molisana in un brand riconoscibile a livello mondiale. Noi ci stiamo credendo con tutte le nostre forze e crederci è il primo passo per riuscirci”.

 

 

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