Sanità commissariata, il Comitato pro Cardarelli sul piede di guerra: “Non scenderemo a patti con chi vuole smantellare la sanità pubblica”

CAMPOBASSO. Il Comitato Pro-Cardarelli promette battaglia. “Non collaboreremo con chi vuole proseguire la politica di smantellamento della sanità pubblica a favore di quella privata”. Occorre restituire centralità al Cardarelli di Campobasso, ormai smantellato e ai due principali ospedali della regione: Isernia e Termoli. E con il nuovo commissario ad acta, che dovrebbe essere nominato a breve dal Governo centrale, si potrà collaborare solo se sarà davvero una figura indipendente, in discontinuità con chi lo ha preceduto.

Il comitato annuncia anche una class action a favore dei cittadini che sono dovuti ricorrere a cure private a causa delle liste di attesa troppo lunghe nel pubblico. “Esiste la possibilità di essere risarciti attraverso un’azione legale”. Queste in sintesi le rivendicazioni del comitato che torna a far sentire la propria voce attraverso una conferenza stampa convocata nel pomeriggio del 4 dicembre per annunciare lotta dura contro chiunque voglia proseguire nell’opera di indebolimento della sanità pubblica.

Ne vale la sicurezza dei cittadini molisani che al momento non hanno “pari opportunità di accedere alle cure” a causa di una dislocazione delle strutture sul territorio che non permette di offrire, in tempi rapidi, cure adeguate. “Nel corso degli anni è stata seguita una politica che ha portato volutamente al depauperamento del Cardarelli- ha spiegato il presidente del comitato Tommasino Iocca- C’è bisogno di una centralizzazione del servizio, chi non lo ha voluto capire coscientemente per seguire una qualche linea politica periferizzando le strutture dovrebbe sopportarne le conseguenze, invece le  conseguenze le sopporta il cittadino. Il nuovo commissario, se è una persona ragionevole, può riportare il Cardarelli alla sua piena efficienza”.

“È guerra se vogliono ancora lo smantellamento dell’ospedale Cardarelli e delle strutture pubbliche a favore degli interessi privati – promette Daniela De Capoa, neurologa dell’ospedale di contrada Tappino – Noi ci troviamo in questo stato in cui i tre principali ospedali della regione sono stati impoveriti dei reparti di base, perché i fondi sono stati stornati dal pubblico al privato. L’integrazione con il privato ha senso solo per ciò che il pubblico non vuole o non può fare, e sempre nei limiti del 15% del budget. Adesso siamo arrivati a cifre mostruose, il 40% delle risorse sono affidate al privato, senza contare i volumi di attività che sono stati veicolati al privato in maniera spropositata e inaccettabile.

Una politica scellerata che ha portato alla chiusura dei reparti di neurochirurgia, di geriatria, oncologia,  e di malattie infettive. ” Con l’emergenza della tubercolosi e del ritorno dell’Aids, si chiude il reparto di malattie infettive del Cardarelli, l’unico reparto di tutta la regione.E ancora, la chiusura di oncologia, che era un reparto in attivo, brillante che forniva anche un servizio domiciliare e che accontentava tutti in maniera eccezionale, è una scelta volta a favorire chi non faceva abbastanza volume di attività in quel settore. Se questa è l’integrazione con il privato non la vogliamo. L’integrazione ha senso solo se il pubblico non riesce a fornire quella prestazione e  sempre dopo che il pubblico ha organizzato i suoi servizi. Questo fa il buon decisore politico del quale noi saremo interlocutori, ma non scenderemo a patti né con il commissario né con la politica se si continuerà ad agire in continuità con le scelte di chi ha portato a questa situazione”.

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