Zuccherifico, il comitato degli ex lavoratori: “Politica regionale sorda alle grida di aiuto dei molisani”

MOLISE. Riceviamo e pubblichiamo una nota del comitato degli ex lavoratori dello Zuccherificio:

“La stessa faccia della medaglia. Dopo il botto di fine d’anno nel quale il politico Toma ha regalato 1.300.000 euro di soldi molisani ad una società in house per progettare il turismo del Molise, si sono chiuse le tende del teatrino della giunta regionale. Ma la pausa è stata brevissima perché le stesse si sono riaperte subito: stessa scena ma con personaggi interscambiati nei ruoli. Nulla è cambiato se non un pugno di ferro sbattuto sul tavolo del potere per capitalizzare la linea di comando. E allora tutti muti, in rispettoso silenzio, per evitare catastrofi. Lo stesso silenzio assordante che il Molise da ormai sette mesi ascolta da questa governance. Muti sui problemi dei molisani , sulle difficoltà, sulle tragedie sociali. Sordi alle grida di aiuto che da più parti arrivano: lavoratori Gam, Ittierre, Formazione e “dulcis ” in fondo i lavoratori dello zuccherificio con il loro bagaglio umano di difficoltà ad ammortizzatori conclusi.

Ma tant’è….ognuno del proprio mal pianga se stesso solo che a piangere oggi lacrime e sangue sono le maestranze più derise oltraggiate e illuse del Molise. Oggi contano i rimpasti , le deleghe , gli assestamenti politici; le promesse elettorali sono ormai un ricordo, schiacciate dall’egocentrismo e dalle velleità personali. I lavoratori ex zuccherificio, con il loro bagaglio umano non staranno a guardare: non possono vanificare una vita di sacrifici, di lacrime, di sangue . Faranno valere il proprio orgoglio, dismetteranno le vesti da semplici spettatori e valicheranno le montagne. Se il problema non è molisano allora diventerà nazionale. Tutti sapranno la nostra storia, delle promesse inevase, delle contraddizioni di questa classe politica che ci ha fatto diventare degli invisibili, di questa terra martoriata. Il Molise, terra d’esilio, non esiste. E neppure i molisani, colpevoli di aver posto la fiducia su chi, nel balletto della vita, preferisce essere un burattino e burattinaio. Ma gli spettatori siamo noi…E non staremo più a guardare!”

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