Sfuggire al degrado valorizzando il patrimonio culturale, così riparte la città. La proposta di Io Amo Campobasso

CAMPOBASSO. Una città capace di produrre bellezza e cultura, che sia in grado di reagire al degrado del tessuto economico e sociale e all’abbandono attraverso la valorizzazione del suo patrimonio storico-culturale.

Questo è il punto sette del manifesto programmatico di Io Amo Campobasso, il movimento civico che alle prossime elezioni amministrative correrà alla guida di Palazzo S. Giorgio con la candidata Paola Liberanome, avvocata e animalista.

Così recita il punto sette del manifesto del gruppo civico per la città:

“Per noi questo significa una città che investe  nella cultura legata alle tradizioni, alle arti, alla natura, alla scuola, ai saperi e all’innovazione, che fa dell’educazione alla bellezza un punto centrale della proposta politica per la città attraverso il ripristino e il rilancio di quei valori e di quei luoghi su cui si fonda l’identità della nostra comunità, e che scopre finalmente la sua vera vocazione. Una città che è già stata capace di produrre bellezza, ha il dovere di ritrovare, come comunità, il senso del bello, del gusto e del rispetto dei luoghi simbolo della nostra cultura identitaria, oggi in preda al degrado e all’abbandono. La cultura è il valore aggiunto e il motore di una comunità intelligente, che ama se stessa, che sa che coltivare il valore della bellezza e che, al tempo stesso, è in grado di reinventare il proprio presente e futuro. Questa è la condizione essenziale per vivere una vita più felice alla quale tutti abbiamo diritto e per la quale tutti possiamo fare tanto come comunità. Se è vero, come dimostrano gli studi che l’ambiente urbano in cui viviamo influenza il nostro vivere quotidiano tanto è il lavoro da fare nella nostra città perché tanto si è degradato il suo tessuto sociale, economico e culturale.

La nostra proposta politica per il rilancio della città è articolata in otto punti principali ed è stata costruita sulla base della loro reale fattibilità, qui di seguito ne elenchiamo alcuni:

Festival dei Misteri:

Partiamo dal potenziamento e rilancio del festival dei Misteri, fiore all’occhiello del nostro tessuto identitario,  attraverso il tentativo, in primis, di far diventare le macchine del Di Zinno patrimonio Unesco, poi di riqualificarlo e rielaborarlo in chiave moderna guardando alle biennali e alle triennali dell’Arte.

Distretto Militare Palazzo della Cultura:

Un altro progetto ambizioso e fattibile è quello di far confluire nei locali del distretto militare, attraverso un accordo tra Ministero della difesa, Mibact, Comune di Campobasso e Regione Molise, Il museo sannitico, il museo dei misteri, la biblioteca Albino e la Bibliomediateca. In questo modo si avrebbe nel centro della città un grande polo della Cultura, con all’interno il Piazzale dei Bersaglieri che diventerebbe una grande arena per eventi di ogni genere e con un unico biglietto avere accesso a tutti gli spazi.

Campobasso città delle residenze artistiche e delle arti:

Un modello per rilanciare il tessuto culturale, sociale ed economico della nostra comunità: ospitare artisti nelle residenze ricavate da immobili dismessi del centro storico messi loro a disposizione dall’amministrazione, che lavorano ai loro allestimenti musicali, teatrali, di danza, arti performative, pittura, scultura, street Art nella nostra città, che incontrano la comunità, che realizzano le loro prime Nazionali nei teatri e negli spazi della città, che creano le basi di un modello culturale che crea opportunità e occupazione, e, soprattutto, che crea valore nella nostra più grande possibilità: l’educazione dei bambini, dei ragazzi e degli adulti alla bellezza e al rispetto e alla dignità del lavoro artistico come componente essenziale per la crescita umana e intellettuale di un individuo in un Paese Civile.

Monte Vairano:

è il polmone della nostra città ma rappresenta anche una grande risorsa storico/turistica e occupazionale e deve tornare al centro della vita della nostra comunità. E’ uno dei luoghi più ricchi di biodiversità in Europa, ed è il luogo di uno dei più importanti ritrovamenti archeologici degli ultimi anni in Italia, ovvero un insediamento sannita risalente al IV Sec. A.C. Il nostro progetto prevede il rilancio delle strutture ricettive esistenti, adesso in preda al degrado, la creazione di percorsi naturalistici e il ripristino degli esistenti, il potenziamento e l’ampliamento dell’area di scavo; il tutto attraverso un patto di collaborazione tra i comuni dell’area, l’Università degli studi del Molise, la Soprintendenza archeologica, creando un progetto di rilancio complessivo dal punto di vista turistico, naturalistico, archeologico con grande impatto occupazionale nella fascia di età under 35/40 e come diretta conseguenza un immediato sviluppo e potenziamento di nuove competenze.

Il centro storico:

è nemmeno al dieci per cento del suo potenziale, per questo è necessario recuperare gli spazi urbanistici della collina del Monforte, incluso il Castello, la Via Matris, la sezione superiore della città vecchia, le chiese scomparse, la città sotterranea i luoghi carichi di storia, tutto da rivalutare in termini di illuminazione, manifestazioni, assetto urbanistico, residenze artistiche aperte e trasformate in laboratori d’arte e servizi.

Queste qui descritte sono alcune delle buone pratiche da mettere in cantiere per affrontare la sfida del presente e reinventarsi in chiave futura una città viva e intelligente, colta e accogliente.

Questa comunità, per resistere all’inesorabile destino di declino delle aree interne, necessita di investire nei settori della conoscenza, delle arti e dei saperi attraverso l’avvio di nuove pratiche e, uscendo dalla logica degli eventi autoreferenziali in serie, prediligendo gli investimenti a medio e lungo termine con prospettive occupazionali nelle fasce under 35/40, quelle di cui abbiamo un’inesorabile emorragia, sostenendo, attraverso una legge comunale, tutte quelle attività produttive che di fatto creano occupazione nei settori di cui sopra, inseguendo il modello di cultura europeo che riconosce alla stessa la sua fondamentale, indispensabile funzione di emancipazione e tenuta sociale. Per capire di cosa parliamo, il nostro Paese che dovrebbe avere a cuore il suo immenso patrimonio artistico e di risorse umane nel settore, nonostante un investimento al di sotto di ogni Paese Europeo (lo 0.7 del Pil a fronte di una spesa media in Europa che si attesta intorno al 2 per cento del Pil) attraverso il settore culturale che comprende artisti, maestranze, tecnici, guide, ricercatori, bibliotecari, archivisti, museali, archeologi, lavoro diretto e indiretto produce il 18 per cento del Pil nazionale, una cifra enorme che si aggira intorno ai 250 Miliardi di Euro l’anno.  

Il mantra che non ci sono soldi è falso! Semplicemente si decide di spenderli in altro. Pensate quanta ricchezza per tutti si avrebbe solo se ci adeguassimo alla spesa media europea relativa al settore. Intanto partiamo dalla nostra città. Guardiamo al cielo e diamoci un’altra possibilità. Possiamo farcela!”

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